Dress Teller

Abiti come gioielli, una collezione moda ad Arte

Nella costruzione di un abito esistono elementi costitutivi che più facilmente si prestano a trasformazioni stilistiche, e che danno vita alla particolarità dell’abito stesso.

Io vedo questo nei colli, nelle maniche, nelle spalle e nei corpini.

E non a caso questi sono anche i punti dove indossiamo i “gioielli”, come le collane sui colli e sul petto e i bracciali sulle braccia…  lì, a richiamare l’attenzione di chi ci guarda nei punti più espressivi della nostra gestualità.

Ecco che questi dettagli costruttivi di un abito, adornati di perline, cristalli, fili luminosi applicati  con maestria, diventano veri e propri gioielli.

Le nostre mani hanno più valore di qualsiasi metallo o pietra preziosa, e ci danno l’opportunità di essere unici perché le nostre mani possono realizzare ma non serializzare.

Così è nata la collezione Abiti come gioielli

L’Art Déco ha rappresentato il momento storico dove questo fasto decorativo ha avuto la sua massima espressione.

Ma io volevo dimostrare che la tecnica, in questo caso il ricamo, applicata allo stesso soggetto, colletti, pettorine, guanti, mantelline, poteva dare vita a diversità se si declinava il progetto partendo da diverse ispirazioni; e per dare evidenza di questo era necessario che  le ispirazioni fossero molto distanti tra loro.

La prima non poteva che essere l’Art Déco – lo sfarzo, la luce, il decoro – la seconda un’altra corrente artistica, il Bauhaus – più geometrica siamo agli inizi del design industriale – e la terza non poteva e non doveva essere un’ispirazione del passato bensì una visione futuribile, e purtroppo o per fortuna il mondo elettronico psichedelico è parte del nostro presente e del nostro futuro.

Queste tre declinazioni di uno stesso soggetto sono state realizzate con il prezioso contributo di Elisabeth Roulleau Gasbarre e del suo staff di Lione, per i ricami sul tema Art Déco e Bauhaus, ricami applicati sui tessuti dipinti dall’artista Nadia Nava.

Io mi sono occupata del progetto e della realizzazione costruttiva dei pezzi e dei ricami su tessuti dipinti da Nadia Nava della “visione futuribile”.

Così mi piaceva che fosse, e così è stato: un progetto sinestetico a più mani.